Con questa prima silloge di poesie, ho voluto celebrare la bellezza della donna in due suoi specifici atteggiamenti. Paradossalmente al titolo, questa raccolta si apre con una sezione di poesie ed immagini estive, umide di sole, terrazze bianche, oleandri, arance, mare.
Il paesaggio è quello di una Sicilia onirica, ovattata, torrida, salata, profumata di sabbia e sangue, una Sicilia modellata dalla lingua del ricordo e del sogno.
In questo sonnolento sud, scarabocchiato dall’odore del caffé, dalla smorfia del mistero e dei pomeriggi d’amore, dipingo la donna quando non sa d’essere osservata.
La sua bellezza è semplice, straniera, naturale, sperduta, senza termine. Con lo sguardo assorto, distratto, appeso al filo dell’orizzonte, con una mano smarrita tra i capelli, diventa una musa greca nell’anfiteatro del mare meridionale.
Il libro prosegue con notturni amorosi, in cui la donna è colta durante il sonno, nel suo profondo atteggiamento d’abbandono. Allora la sua bellezza è segreta, misteriosa, tragica, più vicina al dolore che alla vita. I capelli neri, profumati, sparsi sul letto come inchiostro su una pagina bianca, e il suo corpo nudo, la sua pelle delicata, calda, liscia, mentre la chitarra della luna versa le sue corde luminose nella stanza buia.
Questa seconda parte della silloge è governata dalla afose notti del sud, quando la donna dorme nuda e ancora porta le ferite del lungo giorno d’amore.
Dunque il suo ritratto è un tuttotondo della sua bellezza accaldata e spettinata durante il sonno. Anche in questo caso le immagini sono oniriche, ovattate, ma attraverso tinte azzurre, oscure, stellate.
Attraverso Notturna Amante ho voluto parlare non propriamente dell’amore in senso generale, bensì dei suoi sotterranei, delle sue gallerie, dei suoi labirinti, delle sue periferie.
Sensuale, talvolta erotico, fatto di sangue ma anche di baci segreti e rubati, di amanti notturni perduti sotto il gioco occulto dei pianeti.
Di questo amore ho voluto parlare.
Emanuele Scicolone
***
A sud del tuo corpo
(tra il nardo e le scogliere)
le mie vene sono spalancate
e il mio sangue
si fa rigido come una rosa
o come una lancia, amore.
Le mie ossa tremano
come enormi saloni d’avorio
per il silenzio che le riempie.
Là fuori solo la tua voce
abbellita dai grilli
rischiara le pietre oscure.

***
I tuoi seni, amante
orbite di sogno e menta,
rotondi come la sera
quando palpitano, sgorgano, si sgranano
dalle tue vesti lunghe e bianche,
quando scavano nella enorme sete
che appartiene a questo corpo,
e si muovono sulla mia bocca,
mordono la mia voce
col loro profumo d’ombra.
***
Reveries
Le nostre parole s’appoggiano
alla nota incerta d’un pianoforte,
la voce lontana delle campane
si spacca sulle pietre del viale,
il sole è spalancato nello sbadiglio della domenica
e l’odore del caffé barcolla nelle vie:
lontano si sente il mare, amore
come se fossimo racchiusi in una conchiglia,
le mie parole vagano
come perdute nel labirinto dei tuoi occhi
***
Notte
Osservo assorto il teorema delle stelle,
ma quante stelle,
quasi come se una mistica anfora
si fosse spezzata
ed ora solo i gialli cocci sparsi, qua e là
dove è notte.
***
Eri nuda e silenziosa,
nel tuo sonno antico e indefinito
una malinconia ti incatenava gli occhi:
i tuoi capelli spettinati e infiniti,
una parola quasi forzava
le dorature della tua bocca,
quando il profumo della tua voce
era nella stanza
(non ti girare amore, non guardarmi)
come schegge di rosa bianca.
***
Fuggiamo assieme, amante
attraverso il palpitante ventre della sera
tra radure, pietre e fiumi
quando la luna si apre sul lago
e le forme del frumento
si scuotono nel piccolo infinito
dei tuoi occhi.
Ti tengo per mano,
tu mi tieni per mano:
incatenati corriamo tra le uve rosse
dentro al profumo della mezzanotte,
ci troviamo in piena notte stellata
ed ora cogliamo il nostro verso d’amore
***
Ci attende in agguato il mattino,
dopo la lunga notte di pioggia
la dentata del sole sarà improvvisa
e ci coglierà durante l’amore:
corpo a corpo, bocca a bocca
sarà il mattino a saccheggiare
nelle nostre ferite d’amore spalancate
per lasciarci senza fiato,
ancora l’uno sull’altra.
.
***
Il corpo stellato
Corpo stellato,
antico, segreto, infinito, metallico, oscuro, profumato,
nel profilo delle penombre azzurre
cadono i petali della rosa bianca,
nei suoi capelli silenziosi
racchiude tutte le piogge e le uve, i rampicanti, le terre,
la luce gigante delle stelle
sembra riempire il sonno che ti penetra,
dal tuo viso sgorga e si spande tutta la bellezza della fresca sera,
la tua schiena viene travolta dal pesco della tua chioma,
corpo stellato,
corpo nudo, socchiuso, fresco, maturo, immobile,
appoggi le lame dei tuoi sguardi su me,
dopo pascoli e pascoli di parole,
dopo l’amore scritto a macchina sul tuo corpo,
sfiorisce il castano dei tuoi occhi,
vagabonda un sonno nei tuoi occhi,
ancora, per i tuoi occhi
corpo stellato,
popoloso di capelli, rocce, acque, edera e radici,
perduto nel sentiero delle tue mani,
nascosto nei minuscoli passi della tua voce:
t’amo, e t’odio, e t’amo
e ancora t’odio per quanto ti amo,
il sangue si versa dall’arancio sui marmi bianchi,
tra colonne, luci, porticati, bronzi
cammina mano a mano con la morte, il tenue giorno
quando t’osservo e mi urlano gli occhi,
e ancora m’odio per quanto ti amo.
***
“ Si percepisce, nello stile di Scicolone, una presenza ora sotterranea ora più esplicita, il riferimento a maestri che hanno lasciato, nella storia degli uomini e della letteratura, pagine di poesia duratura.
Ma questa presenza appare più che altro come una paternità affettuosa, il timbro che inevitabilmente s’imprime in chi guarda con rispetto e stima a quanti l’hanno guidato nella formazione e nell’apprendimento, ma sapendo comunque di dovere, e potere, compiere autonomamente il proprio cammino. Per dirla tutta, se anche questa poesia manifestasse pesantemente (e così non è) le esplicite influenze di quella spagnola, sarebbe ugualmente un risultato di spicco, poiché quella tradizione è molto amata dai lettori ma assai poco presente tra i nostri autori novecenteschi. Ma Scicolone, a poco più di vent’anni, va già oltre, innestando la sensibilità dei grandi autori iberici su una vocazione pienamente italiana ed europea: parlandoci dell’amore, di sé, delle proprie esperienze di giovane uomo ci dice infatti della condizione umana, con la medesima profondità cercata e attinta dalla migliore poesia novecentesca e occidentale.
(…) Pare di scorgerli davvero, il giovane poeta e la donna, nei momenti che precedono e seguono l’amore. Pare soprattutto di vedere lui, assorto e impegnato a trovare la sintesi sublime tra il godimento dell’esperienza amorosa (che, a prescindere da qualsiasi poesia, contiene comunque una sua percezione di eternità) e la sua tradizione in parole, sempre ardua e mai scontata”
Stefano Valentini, direttore della “Nuova Tribuna Letteraria”, dalla prefazione a Notturna Amante
“(…) Ecco perché si rimane coinvolti, catturati, di fronte alle poesie di Emanuele Scicolone (…).
Comincia così un affascinante viaggio, fra primavere e fantasticherie, amanti notturne, piogge de schizzi d’amore. Filo conduttore l’amore, appunto, sensuale e intenso, a tratti sublime e accorato, che la forza evocativa di Scicolone sa raccontare (…).”
Il Giornale di Vicenza, Lunedì 1 Agosto 2005
“(…) La liriche intrise di sensualità e di riferimenti mediterranei, anche in omaggio alle origini siciliane (…).
E allora gli echi delle sue letture appassionate di Lorca, Jimenez e dei poeti del Siglo de Oro si colgono i larghezza e in profondità in molte delle liriche di origine ovviamente biografica e rielaborate alla luce del tempo che passa, senza che quest’ultimo stemperi la sostanza della fiamma che arde nel poeta.
(…) La silloge (…) ha assunto unitarietà nel nome dell’amata di cui vengono cantati seni floridi,
capelli “scritti in corsivo”, allungamenti sul letto “come una pellicola antica”.
Nelle stagioni dell’amore trionfa quella estiva in una solarità mattutina in agguato dopo i calori notturni; ma c’è spazio anche per i giorni delle piogge, quando “questo tue parole sembrano scassinare il nostro silenzio”. Forte il senso musicale della lingua - Scicolone è stato suonatore di contrabbasso – e decisa la capacità ritrattistica in “Ode alla donna naturale”, quasi una novella in versi sulla bellezza. Un esordio da non sottovalutare.” (n. m.)
Il Giornale di Vicenza, Venerdì 13 Gennaio 2006
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