IL NUOVO SURREALISMO ITALIANO
Con Nuovo Surrealismo Italiano noi indichiamo una nuova corrente artistica italiana, patrocinata dalle oniriche uve del simbolismo ma non dalla visionaria quercia del misticismo, dall’ebbro e dorato serpente del surrealismo ma non dal cervellotico e metallico elefante della metafisica, totalmente indipendente dalla concezione intellettualistica - se non addirittura intellettualoide - della poesia tradizionale italiana, ma non priva di un atteggiamento ragionato sulla vita e sull’arte stessa.
Il nostro punto di partenza è l’arte in quanto bellezza, e in quanto bellezza non necessita di pretesti etici o moralistici per esistere. La poesia è semplicemente uno tra i tanti modi - tuttavia oscuro ai più - di osservare e descrivere la realtà. La poesia nasce da quel luogo segreto e tragico che si trova tra il cuore e l’anima, e soltanto nel perfetto equilibrio tra queste due forze essa esiste ed esplode nelle sue forme più potenti e surreali.
L’anima, grotta d’argento a noi troppo misteriosa e oscura, ha bisogno della torcia infiammata del cuore per essere compresa, e il cuore, indomabile cavallo dal crine impazzito, troppo impulsivo e impetuoso per correre senza redini, ha bisogno delle leggi segrete dell’anima.
Il Nuovo Surrealismo Italiano quindi è l’equilibrio perfetto tra due irrazionalità. Esso non vuole dettare una morale, ma essere espressione pura e folle dell’arte, libera dai cardini dell’intelletto.
Lasciamo ai buoni filosofi quest’ultima prerogativa.
L’arte nasce innanzitutto in quanto arte, sorta di necessità umana del “bello” in quanto “bello”, totalmente indipendente dall’etica, dalla morale o dalla politica. Diamo allora dignità artistica a quella poesia che non vuole essere precettrice accademica di vita, ma maestra della bellezza che è caratteristica primaria e irrinunciabile a cui l’anima umana tende per comprendere il mondo in cui vive.
Dunque lasciamoci travolgere dalla bellezza illimitata del cielo stellato senza volere banalizzarne lo splendore, cercando a tutti i costi di scoprire le ragioni del suo esistere.
Certe cose sono talmente belle da non meritare lo sfregio di essere razionalizzate.
“Un poeta [è] più vicino alla morte che alla filosofia; più vicino al dolore che all’intelligenza; più vicino al sangue che all’inchiostro.” Con questa frase Federico Garcia Lorca enunciava la condizione di Pablo Neruda nella prefazione ai Veinte Poemas de Amor y una Cancion Desesperada, e nello stesso modo noi descriviamo lo spirito del poeta e in particolare del nuovo poeta surrealista, più vicino al bacio che alla bocca, alla lava che al vulcano, all’uomo che a Dio.
1. ONESTA’ POETICA
L’arte, la bellezza, fanno parte di tutti, dunque non spacciamole per cose elitarie ed intellettualistiche.
Non rendiamo le acque più torbide per farle apparire più profonde. Come disse Nietzsche, questa è prerogativa dei cattivi scrittori. La poesia non è filosofia, non vuole teorizzare, dunque non deve parlare di quello che non conosce.
Le parole della poesia devono essere piene di sangue, e non di inchiostro. Il sangue ci appartiene, esso scorre nelle vene e infonde vita. Non è con il vocabolario che si fa una buona poesia, e di certo non sarà il vocabolario a compensare la mancanza di ispirazione e di buone idee.
Il poeta deve parlare di ciò che ha vissuto, allora le parole sbocceranno sul ramo della carta come fiori di lava.
2. COSTRUZIONE POETICA
La poesia è soprattutto suoni e colori, profumi e rumori. Si distingue dalla prosa per la sua musicalità espressiva.
Nella poesia si deve sentire il rotolare del tuono, il naufragio delle onde disordinate sulla battigia, il profumo dei capelli della donna descritta mentre si intrecciano col chiaro di luna.
Poetare non significa solamente scrivere, ma anche dipingere, suonare, scolpire.
La poesia utilizza indubbiamente registri e stili differenti dalla prosa; è necessario quindi conoscere l’architettura dell’arte poetica per partorire una buona o cattiva poesia.
Tutto il resto è buona o cattiva prosa.
3. SURREALTA’
Il poeta deve tener conto della terza realtà delle cose, ossia della surrealtà. Attraverso la metafora è possibile portare la realtà ad un secondo grado di percezione delle cose, in genere universalmente riconosciuto. Ma se anche questo secondo grado, o seconda realtà, subisce a sua volta una metafora - e quest’ultima più sofferta e personale - allora trasportiamo
il tutto alla surrealtà delle cose, minuscolo universo sospeso, comprensibile non con la razionalità ma attraverso il forte e doloroso impatto emotivo.
“Più Sangue che Inchiostro”
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